Categoria: Attualità

La sindrome di Ulisse: quando vivere all’estero è dura – PSYCHOTHERAPY IN ENGLISH (Turin, Milan and Skype)

In totale, in questo istante un miliardo

di abitanti del pianeta vive l’esperienza dell’emigrazione.

Un terzo dell’umanità si sente psicologicamente sul piede di partenza,

disponibile o costretto, attirato o rassegnato

a doversi rifare una vita “altrove”. 

(Federico Ramponi, 2012)

L’Associazione Eco propone ormai da 7 anni il Progetto “Psicoterapia low cost” con lo scopo di dare a tutti coloro che ne fanno richiesta, in difficoltà economica o meno, la possibilità di effettuare una psicoterapia di qualità a costi contenuti.

L’iniziativa ha avuto molto successo diffondendosi soprattutto tra gli studenti e i giovani lavoratori di Torino e Provincia. Negli ultimi due anni però ci siamo accorti che sono aumentate le richieste da parte di pazienti di origini estere nonché quelle di coloro che si sono spostati dall’Italia per motivi di studio e lavoro.

In particolare abbiamo lavorato, in studio o via Skype, con persone provenienti da o residenti in diverse parti del mondo: Marocco, Iran, Gran Bretagna, Madagascar, Turchia, Romania, Perù, Germania, Austria, Olanda, Portogallo, Gran Bretagna, USA, Cina.

Il lavoro con questa fascia di persone ci ha permesso di approfondire i vissuti di chi si trasferisce in una terra straniera e sono emerse alcune criticità che accomunano coloro che si trovano ad affrontare un così grosso cambiamento.

La decisione di partire può essere dettata dal desiderio di fare nuove esperienze, di conoscere nuove persone, di imparare una lingua e di immergersi in un contesto diverso dal proprio anche per mettersi alla prova; in altri casi invece può non esser frutto di una libera scelta ma della necessità di trovare lavoro o di venire incontro alle esigenze della propria azienda, o ancora, alle esigenze di un partner costretto a trasferirsi.

Qualunque sia il motivo alla base, partire è un’esperienza psicologica complessa per tutti. Essa comporta una fase di crisi fisiologica, perché costringe ad una riorganizzazione radicale della propria vita che influisce, almeno momentaneamente, sul proprio senso di identità. Infatti, i legami con le persone significative, le proprie cose, la propria lingua, il clima e le abitudini sono perduti e inizialmente può prendere il sopravvento un forte sentimento di estraneità verso il nuovo ambiente di vita.

Questa situazione va sotto il nome di Sindrome di Ulisse, o sindrome dell’emigrante, e può portare ad idealizzare il proprio paese di origine, nel quale tutto era bello ed idilliaco e a svalutare il paese di arrivo, come fonte di disagio o sofferenza. Allo stesso modo, si può verificare anche l’esatto opposto, elevando il paese ospitante come terra promessa per la risoluzione di tutti i propri problemi e denigrando il proprio paese come luogo dal quale è stato necessario fuggire, causa di tutti i mali.

Entrambi questi comportamenti, se portati all’estremo, possono essere considerati dei disturbi emotivi, in cui l’esaltazione o la svalutazione eccessiva di un posto o dell’altro sono il risultato di una distorsione della realtà sull’onda dell’emotività.

Questo perché ritrovarsi in un terreno inesplorato può causare un certo disequilibrio emotivo e portare a sensazioni di disagio, se non di paura, nel dover affrontare una situazione di cambiamento con il conseguente timore del fallimento o della solitudine o, più semplicemente, sentimenti di ansia per la rottura degli equilibri precedenti e le incognite che verranno.

Ecco che i punti di tensione che possono insorgere solitamente ruotano intorno a questi 4 cardini:

  • La solitudine: all’inizio può non essere facile trovarsi lontano dai propri affetti e circondati da persone, anche piacevoli e simpatiche, ma con le quali si condivide ancora poco. Costruire rapporti solidi e profondi richiede tempo e si può provare nostalgia per le proprie amicizie più strette e faticare per l’assenza di momenti di condivisione e sfogo.

  • La paura: questa emozione, normale in ogni fase di passaggio, può riguardare il timore del cambiamento, il timore di non farcela, di non riuscire ad adattarsi, di non riuscire ad inserirsi oppure di fallire e di deludere. Quando le cose non vanno come sperato o ci si trova ad affrontare più ostacoli del previsto possono affiorare vissuti di depressione, di ansia, di insicurezza e di insoddisfazione verso se stessi.

  • L’estraneità e lo spaesamento: ricominciare la propria vita in un altro paese mette in discussione tutti i propri punti di riferimento. Le sicurezze e le abitudini che si avevano prima di partire si scontrano con un nuovo contesto, una nuova casa, nuovi ritmi ed usanze, cibi diversi, ma anche nuove convinzioni, nuove passioni o obiettivi. Cambiare è certamente positivo sotto il profilo della crescita personale ma comporta una sorta di sradicamento dal proprio passato quando però il background di destinazione è ancora in costruzione.

In questa fase ci si può sentire divisi a metà tra due mondi: lasciarsi contaminare dalla cultura “adottiva” è necessario affinché l’inserimento vada a buon fine ma è allo stesso tempo importante non rinunciare del tutto alla propria! L’identità, infatti, è una struttura che si plasma continuamente in funzione delle nostre interazioni, dei rapporti che instauriamo con gli altri e della nostra cultura di appartenenza. Mantenere la capacità di percepirsi costanti pur in questo continuo fluttuare delle situazioni e degli incontri che si vivono può non essere semplice e causare sentimenti di estraneità.

  • La gestione delle relazioni: solitamente, la scelta di trasferirsi riguarda la persona che decide o si trova costretta a fare il salto ed è volta esclusivamente al bene della stessa. I famigliari, i compagni o gli amici, per quanto possano dissimulare la tristezza e cercare di essere contenti e supportivi, subiranno un allontanamento che può non essere facilissimo da affrontare. Questa consapevolezza può determinare sentimenti di colpa in chi parte o preoccupazione verso chi resta.

Inoltre, benché oggi spostarsi sia diventato più semplice e più rapido, non sarà comunque possibile rientrare ogni volta che lo si desidera. Fare delle scelte, quindi, diventa necessario ma anche molto difficile: tornare per il matrimonio della migliore amica o per la festa dei 90 anni del nonno?

Inoltre, benché desiderati, i ricongiungimenti dopo lunghe separazioni sono momenti delicati che possono causare anche tensioni: si tratta di ri-conoscere gli altri, anche i parenti stretti, e ricostruire ogni volta il contatto e la relazione. Per tutti questi motivi, i rapporti possono soffrire della distanza e finire col deteriorarsi o interrompersi se non si trovano delle modalità efficaci di gestione dei vissuti emotivi.

Tutti questi elementi possono influenzare la nostra psiche e il nostro corpo attraverso sintomi quali:

  • Difficoltà respiratorie

  • Disturbi dell’alimentazione o del sonno

  • Disorientamento e sintomi dissociativi

  • Apatia o depressione

  • Isolamento e difficoltà a relazionarsi

  • Ansia e attacchi di panico

  • Pianto improvviso o incontrollabile

  • Nervosismo

  • Preoccupazioni eccessive e pensieri ricorsivi

  • Mal di testa, nausea e altri disturbi psicosomatici

Tuttavia, nonostante la condizione di “migrante” riguardi ormai più di un terzo dell’umanità, il disagio psicologico di queste persone viene poco pensato e riconosciuto. Vivendo in un epoca in cui, grazie agli smartphone e alla tecnologia, è possibile accorciare moltissimo le distanze fisiche e superare le barriere spaziali si sta costruendo un’idea comune di “cittadini del mondo”, in grado di muoversi e adattarsi senza limiti e senza alcun tipo di ripercussione emotiva; come se i normali sentimenti di disagio o di nostalgia fossero ormai un intralcio alla produttività e al progresso.

Nell’esercizio della nostra attività professionale è capitato anche di imbattersi in persone che dopo il rientro da esperienze di lavoro o di studio all’estero, presentano problematiche psicologiche ormai cronicizzate poiché vissute in solitudine e senza un adeguato supporto. La loro sofferenza sarebbe stata sicuramente più contenuta se avessero potuto trovare già all’estero qualcuno a cui rivolgersi per trattare il malessere nel momento stesso in cui si era manifestato. Spesso ciò accade per l’assenza di una lingua comune che permetta di esprimere i propri pensieri ed emozioni anche in terra straniera.

Per questo, l’Associazione Eco, ha pensato alla necessità di offrire una dimensione empatica e di dialogo per chi vive in terra straniera in modo da creare uno spazio psicologico dove sentirsi riconosciuti, dove collocarsi e ricostruire un filo conduttore della propria esistenza e dove superare i momenti di “scollamento” in cui l’individuo si sente spaesato e rischia di sviluppare modalità di sopravvivenza inefficaci, con ripercussioni sul successo lavorativo o scolastico.

Non potendo offrire un servizio in tutte le lingue del mondo abbiamo pensato all’Inglese come mezzo efficace per abbattere le barriere nell’ambito di una seduta psicologica, essendo ormai la lingua più importante per gli scambi e parte del bagaglio delle nuove generazioni!

Da qui nasce il nuovo progetto di Terapia Psicologica in Inglese per rispondere alle crescenti richieste provenienti dai numerosi stranieri che abitano il nostro territorio e che non padroneggiano abbastanza bene l’italiano da intraprendere un percorso nella nostra lingua.

Il percorso previsto dal Progetto Psychological Therapy in English prevede pacchetti di 10 sedute ad un prezzo agevolato per gli studenti e lavoratori in difficoltà, a partire da 250€. Il primo colloquio, conoscitivo e informativo, ha un costo di 10 €.

Per avere maggiori informazioni contattaci!

Associazione Eco 

http://ecoassociazione.it/

Dott.ssa Valeria Lussiana

3402248813

 

 

L’uso della storia di vita nel lavoro con l’anziano: attività e creatività

Non ho niente da dire”: queste le parole di Giulia, un’anziana signora di 85 anni che mi accoglie dopo le presentazioni. Giulia è ricoverata in casa di riposo da circa due anni, ma non si rassegna, rifiuta la permanenza in istituto, non riesce ad accettare la fatica e talora la concreta incapacità di badare a se stessa. Si pone in maniera gentile e cordiale, ma appare chiusa e riluttante, restia a lasciarsi andare, diffidente, e a tratti sospettosa, con un’espressione rassegnata sul volto.

Questo comportamento mi pare ben si adatti all’atteggiamento rispetto alla persona anziana, diffuso nella società odierna: sembra prevalere una concezione della vecchiaia in termini prevalentemente negativi, in quanto è spesso percepita come l’ultima parte della vita, caratterizzata da un graduale e progressivo declino della maggior parte delle abilità. Certamente l’anzianità si accompagna a molteplici cambiamenti, fisici, psicologici, sociali, alcuni dei quali negativi, ma questo non deve impedire di guardare alla vecchiaia come ad un processo altamente variabile ed eterogeneo, dal punto di vista interindividuale e intraindividuale (Bragato, Busato, Bordin, 2009).

Ciò che non si deve dimenticare è l’importanza di guardare e considerare l’anziano innanzitutto come una persona, un individuo, con limiti e risorse, non necessariamente debole e bisognoso, ma impegnato ad affrontare un ulteriore tappa esistenziale: una persona, prima di tutto, degna, meritevole di ascolto, attenzione e rispetto. Ritengo che ci sia tanto da imparare dagli anziani, a maggior ragione se, istituzionalizzati, soprattutto non per libera scelta, il caso più frequente: quanta forza, coraggio, dignità si riconosce in loro! Quanto hanno da dire, raccontare, condividere ed insegnare! Adottando un atteggiamento rispettoso, partecipe, curioso, si può entrare nel loro mondo, in punta di piedi, chiedendo il permesso e aspettando pazientemente, nel rispetto dei loro tempi e modi, valorizzando parole e silenzi. Ecco allora la possibilità di co-costruire una relazione, ecco allora che si configura un possibile spazio di benessere anche per la persona anziana, un luogo, un tempo, in cui egli può esprimere e condividere liberamente pensieri, ricordi, emozioni: in altre parole, la sua storia.

Spesso, durante banali conversazioni, accade che l’anziano spontaneamente rievochi i ricordi della sua vita passata, e ciò viene talvolta valutato in maniera negativa, come riflesso del decadimento cognitivo associato all’età. In realtà, il raccontarsi riveste un grande potere terapeutico, poiché consente di rivivere gli eventi con i vissuti emotivi ad essi associati, apre lo spazio ad una nuova riflessione, in cui diventa possibile risignificare le esperienze, dando loro nuovo riconoscimento, nuovo senso e nuova comprensione. Ciò vale per tutte le persone che portano il racconto della propria vita in terapia, ma forse per l’anziano c’è un valore aggiunto, dato dalla presa di coscienza della sopravvivenza della propria capacità e possibilità di dare e ricevere ancora, di regalare e condividere storie, emozioni, esperienze, insegnamenti: risorse che si credevano sopite, e invece richiedono di essere soltanto risvegliate e accolte.

E’ stata da tempo sottolineata la naturale propensione dell’essere umano a dare un senso alla propria esistenza attraverso il racconto di storie: questo vale anche per la persona anziana, come occasione di riscoprire il proprio valore, di riconoscere e valorizzare le proprie esperienze, trasmettendo a chi ascolta, saggezza, esperienza, speranza “…mostrando così, la capacità di emozionare ed emozionarsi ancora…”(Busato, Bordin, Mantoan, 2011).

Ho ben chiare nella mente le espressioni del volto di alcuni vecchietti, da cui trasparivano orgoglio e soddisfazione dinnanzi al ricordo di eventi positivi, oppure tristezza e sofferenza in relazione a esperienze passate negative. Ricordo lo stupore e la contentezza nei loro occhi nello scoprire di essere ancora in grado di ricordare e condividere; avverto ancora la gratitudine per l’interlocutore privilegiato in quel momento dedito a loro soltanto, talora espressa verbalmente, talora con un sorriso o una semplice stretta di mano.

Ho ben in mente i cambiamenti nelle stessa relazione con l’utente anziano, prima caratterizzata da diffidenza, timore, evitamento, sentimenti che poi gradualmente lasciavano spazio ad un più positivo atteggiamento di accoglienza, attesa e soprattutto desiderio: la signora Giulia, durante uno dei nostri incontri, mi guarda, mi sorride in modo complice e mi dice “Forse mi può fare bene…”. Questo contesto diventa il luogo della possibilità, della speranza, della fiducia: spazio in cui ascoltare e raccontare una storia, accogliendola con tutte le sue sfaccettature e peculiarità: un racconto forse impreciso, confuso, da costruire e ricostruire, connotato dalla rievocazione di eventi talora a forte valenza emotiva, in cui la persona si riscopre protagonista della propria esistenza, riappropriandosi “…del significato del proprio vissuto e della propria identità”(Busato, Bordin, Mantoan, 2011). Attraverso la narrazione, diventa possibile mettere ordine negli eventi, ri-connettere esperienze passate e presenti, adottando prospettive altre, riscoprendo a volte, nuovi significati evocati dalla riflessione suscitata dal racconto. Ciò rappresenta per l’interlocutore una grande possibilità per conoscere la persona che si racconta, cogliendone tracce del suo modo di essere, del suo carattere, dei suoi valori, apprezzando la vividezza dei ricordi e la ricchezza dei dettagli. Ricordo il mio stupore dinnanzi alla rievocazione di particolari minuziosamente descritti, quasi fossero davanti ai nostri occhi, come la descrizione della signora Giulia di un mobile appartenuto ad una bisnonna e tramandato attraverso le generazioni, oppure della strada che conduceva alla propria abitazione: parole fortemente evocative, coinvolgenti, dense di significato.

A volte, quando si è instaurato un buon clima di fiducia e collaborazione, diventa possibile utilizzare strumenti specifici durante i colloqui, ad esempio l’uso delle fotografie: il loro impiego riveste una particolare utilità in questi casi, poiché sollecita ulteriormente i ricordi, e permette elle emozioni di fluire più liberamente. E’ stata proprio la signora Giulia a mostrarmi spontaneamente le fotografie della sua famiglia d’origine, arricchendo così la narrazione, dandomi la possibilità di associare un volto alle persone descritte, e consentendomi l’accesso ad un mondo altro, quello della memoria, ricordo di una vita passata, gelosamente custodito nella sua mente.

Concludo con le parole di Cesa-Bianchi che cita l’esempio di alcuni grandi artisti che hanno portato a termine importanti opere proprio durante l’anzianità: Donatello, all’età di ottanta anni e sofferente di una forma di parkinsonismo, ha realizzato il Pulpito della Chiesa di S.Lorenzo a Firenze; Michelangelo Buonarroti a ottantanove anni lavorava alla Pietà Rondanini; Tiziano, quasi cieco, completa gli ultimi dipinti a 84 anni.

In un’intervista pubblicata ne “La professione di Psicologo”, intitolata “L’ultima creatività”, il professore afferma:

Verso la conclusione della vita possono arricchirsi, mantenersi attive, produttive le capacità immaginative, non nel significato di evasione allegorica da una realtà che talvolta sembra apparire avversa o indecifrabile, ma in quello di ricerca della propria verità narrativa, della sua realizzazione, di chi si è stati, si è e si può diventare, oltre le soglie dell’età, fra le luci del pensiero, del sentimento, della conoscenza. Chiunque da anziano può essere creativo, anche chi è meno fortunato, sul piano della salute, fisica e psichica, delle condizioni familiari e sociali (…) Si può invecchiare creando, completando la propria storia, valorizzando le esperienze positive, afferrando la vita, per strapparne la chiarezza e i suoi riflessi. (Cesa-Bianchi, 2011).

Dr.ssa Katia Querin

Bibliografia

Bragato S., Busato V., Bordin A., Il gruppo di Auto Mutuo Aiuto in anziani istituzionalizzati. Padova: Cleup, 2009.

Busato V., Bordin A., Mantoan V., Reminiscienza: come ricordare la memoria. Padova: Cleup, 2011.

Cesa-Bianchi M., Giovani per sempre? L’arte di invecchiare. Editori Laterza, 1998.

Felaco R., L’ultima creatività. Intervista al Prof. Marcello Cesa-Bianchi. La Professione di Psicologo, n.3 Dicembre 2011.

WORKSHOP sul rilassamento, il litigare e il parlare in pubblico

Segui il link per guardare il video di presentazione dei workshop

https://www.youtube.com/watch?v=5GtLbOxj25c

 

Quest’anno gli psicoterapeuti dell’Associazione Eco hanno partecipato al Festival della psicologia proponendo diversi workshop, che trovate qui di seguito.

 

Attenzione: anche se il festival è finito i workshop sono sempre attivabili. Contattateci a info@ecoassociazione.it per sapere quando ripartiranno.

Eccovi sinteticamente esposte le nostre proposte

Workshop per addetti ai lavori:

  • Strumenti di consapevolezza
  • La raccolta della storia di vita

Workshop per tutti:

  • Attimi di spensieratezza
  • Impariamo  a litigare
  • Parlare in pubblico
  • Emotion/social skill training
  • Uomini che amano le donne
  • Prima delle parole

 

ATTIMI DI SPENSIERATEZZA

Dimenticare lo stress quotidiano e rigenerarsi attraverso un’esperienza diretta di: Training Autogeno, Mindfullness e Ipnosi.

A chi è rivolto?

A tutti coloro che hanno bisogno di ritrovarsi.

Perché farlo?

Il workshop ha lo scopo di avvicinare le persone a tre percorsi possibili per gestire le emozioni, diminuire lo stress E per sfruttare le potenzialità del proprio inconscio.

Verranno illustrati brevemente i percorsi e successivamente li si potrà già sperimentare.

La persona avrà così la possibilità di trovare il percorso che sente a lei più affine ed eventualmente approfondirlo in seguito.

Al termine dell’attività i partecipanti saranno in grado di utilizzare le tecniche acquisite in autonomia.

Chi sono i conduttori?

Dott. Luca Zannino, psichiatra, Training Autogeno

Dr.ssa Luigina Pugno, psicoterapeuta, Mindfullness

Dott. Fulvio Trombotto, psicoterapeuta, Ipnosi.

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare Dott. Trombotto 335 1688815 info@ecoassociazione.it

STRUMENTI DI CONSAPEVOLEZZA

Acquisire una maggiore consapevolezza di sé attraverso un’esperienza diretta di: Training Autogeno, Mindfullness e Ipnosi.

A chi è rivolto?

A psicologi, psicoterapeuti, medici, studenti di psicologia e medicina.

Perché farlo?

Il workshop ha lo scopo di far conoscere tre percorsi utilizzabili dal professionista per:

  • acquisire alcune modalità efficaci in primis per sé al fine di conoscersi, calmarsi, ricaricarsi e assumere una corretta posizione di distanza/vicinanza col paziente;
  • insegnare ai pazienti ad essere più consapevoli di sé per gestire le emozioni, diminuire lo stress e sfruttare le potenzialità del proprio inconscio.

Verranno illustrati brevemente i percorsi e successivamente li si potrà già sperimentare.

Il professionista avrà così la possibilità di trovare il percorso che sente più affine ed eventualmente approfondirlo in seguito.

Al termine dell’attività i partecipanti saranno in grado di utilizzare le tecniche acquisite in autonomia.

Chi sono i conduttori?

Dott. Luca Zannino, psichiatra, Training Autogeno

Dr.ssa Luigina Pugno, psicoterapeuta, Mindfullness

Dott. Fulvio Trombotto, psicoterapeuta, Ipnosi.

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare Dr.ssa Pugno 328 8260495 info@ecoassociazione.it

LA RACCOLTA DELLA STORIA DI VITA

Come gli orientamenti psicodinamico, cognitivista, comportamentista e sistemico si approcciano alla raccolta della storia di vita del paziente.

A chi è rivolto?

A psicologi, psicoterapeuti, studenti di psicologia.

Perché farlo?

Il workshop ha lo scopo di far conoscere tre modalità utilizzabili dal professionista per fare la raccolta della storia di vita del paziente adulto, una per ogni orientamento.

Il professionista avrà la possibilità di vedere come i diversi approcci indagano la vita del paziente, notarne sovrapposizioni e differenze alla luce della propria teoria di riferimento.

Verranno illustrati brevemente gli approcci e successivamente li si potrà già sperimentare durante il workshop attraverso simulate.

Chi sono i conduttori?

Dr.ssa Valentina Congedo, psicoterapeuta, orientamento psicodinamico

Dr.ssa Luigina Pugno, psicoterapeuta, orientamento cognitivista

Dr.ssa Eleonora Materazzini, psicoterapeuta, orientamento sistemico

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare Dr.ssa Congedo 338 5680428 info@ecoassociazione.it

IMPARIAMO A LITIGARE

Rabbia, vergogna, delusione, impotenza ecco alcuni emozioni e vissuti che possiamo vivere durante un litigio e che possono non rendere l’incontro/scontro con l’altro un’opportunità di crescita, ma diventare distruttivo.

A chi è rivolto?

Il workshop è dedicato a:

  • chi sente di non riuscire ad usare la propria rabbia in modo costruttivo
  • chi preferisce evitare i conflitti
  • chi non sa dire di no
  • chi al termine di un litigio si sente perdente

Perché farlo?

Il workshop ha lo scopo di condurre le persone a conoscere meglio il proprio stile comunicativo, presentare tecniche di gestione del conflitto ed esercitarsi in una modalità comunicativa assertiva.

Verranno illustrati brevemente differenti approcci e successivamente li si potrà già sperimentare durante il workshop attraverso simulate.

Chi sono i conduttori?

Dr.ssa Lorena Ferrero, psicoterapeuta.

Dr.ssa Eleonora Materazzini, psicoterapeuta e coach.

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare Dr.ssa Ferrero 3397787162 info@ecoassociazione.it

PARLARE IN PUBBLICO

“Puoi presentare tu alla riunione di domani?” Se temete queste parole, se la sola idea di parlare in pubblico vi agita, allora questo workshop fa al caso vostro.

A chi è rivolto?

A quanti necessitano nel loro lavoro e/o nel quotidiano di comunicare efficacemente e senza timore, o sentono in generale l’esigenza di migliorare la propria capacità di comunicazione:

Perché farlo?

Verranno esposte le tecniche e le strategie più all’avanguardia per gestire al meglio la propria emotività, vincere la paura di parlare davanti ad un pubblico, e migliorare la forza persuasiva del discorso, che si potranno già sperimentare durante il workshop attraverso simulate.

Chi sono i conduttori?

Dr.ssa Lorena Ferrero, psicoterapeuta.

Dr.ssa Barbara De Tommaso, logopedista.

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare Dr.ssa Ferrero 3397787162 info@ecoassociazione.it

EMOTION/SOCIAL SKILL TRAINING

Le emozioni sono il sale e pepe della vita. A volte la comprensione di quelle proprie o altrui non è cosa semplice e tantomeno la gestione della propria emotività.

A chi è rivolto?

A coloro che vogliono migliorare il riconoscimento e la gestione delle risposte emotive, accrescere l’empatia.

Perché farlo?

Il workshop ha lo scopo di condurre le persone a comprendere meglio il proprio mondo emotivo e a riconoscere quelle altrui, presentare modalità di gestione delle stesse ed esercitarsi attraverso simulate.

Chi sono i conduttori?

Dr.ssa Lorena Ferrero, psicoterapeuta.

Dr.ssa Luigina Pugno, psicoterapeuta.

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare Dr.ssa Pugno 328 8260495 info@ecoassociazione.it

UOMINI CHE AMANO LE DONNE. GRUPPO DI RIFLESSIONE.

“Perché lei mi ha lasciato? Dove ho sbagliato? Perché non è più come all’inizio? Cosa vogliono le donne da noi uomini?”

Nella nostra attività di Psicoterapeuti spesso ci capita di imbatterci in uomini che esprimono la loro difficoltà nell’incontro con il genere femminile. Anche quando sono desiderosi e propensi ad innamorarsi, ad iniziare una relazione, a conservarne una in corso, molti si scontrano con la fatica di incontrarsi con l’altro sesso in maniera serena, costruttiva ed egualitaria.

A chi è rivolto?

Agli uomini che amano le donne.

Perché farlo?

Per condividere le proprie difficoltà.

Chi sono i conduttori?

Dott. Alessandro Siciliano – Psicologo, Psicoterapeuta.

Dr.ssa Chiara Delia – Psicologa, Psicoterapeuta.

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare il Dott. Siciliano 3391255583 info@ecoassociazione.it

PRIMA DELLE PAROLE

La nascita di un bambino porta con sé cambiamenti e scoperte reciproche, gli occhi ed i gesti di genitori e figli si intrecciano in uno scambio comunicativo prezioso ed entrambi imparano ad osservarsi e a capirsi.

Le parole, però, arrivano in un secondo tempo, cosa avviene prima?

A chi è rivolto?

Genitori con figli nella fascia 0-2

Perché farlo?

Il workshop ha lo scopo di avvicinare i genitori all’osservazione e alla migliore comprensione del proprio bambino. Verranno illustrati brevemente i fattori psicobiologici e l’importanza delle relazioni primarie, poi le triadi saranno guidate attraverso griglie strutturate all’osservazione delle prime fasi di sviluppo della comunicazione dei loro bambini: gli sguardi, le azioni, i gesti, i vocalizzi fino alle prime parole.

Al termine dell’attività i partecipanti saranno in grado di utilizzare le tecniche acquisite in autonomia e avranno a disposizione uno strumento efficace per una maggior consapevolezza delle dinamiche di comunicazione e relazione del loro bambino.

Chi sono i conduttori?

Dr.ssa Debora Tonello, psicoterapeuta età evolutiva

Dott.ssa Barbara De Tommaso, logopedista

Come posso iscrivermi?

Per informazioni contattare Dr.ssa Debora Tonello 3397978793 info@ecoassociazione.it

LA RESILIENZA: IL SEGRETO DELLA RESISTENZA PSICHICA

Qualche giorno fa un mio paziente mi ha detto che lui è resiliente, perché di fronte agli eventi e alle emozioni spiacevoli sa alzare dei muri (sic!).

Forse dovremmo chiarire alcuni concetti inerenti la resilienza.

La resilienza è la capacità di affrontare con successo le sfide emotive legate agli eventi di vita. Con successo si intende. Il far sì che gli eventi che ci creano dolore e stress, lo facciano per un tempo limitato e senza lasciare in noi strascichi emotivi. Insomma i resilienti si riprendono meglio dalle esperienze negative.

Non è dunque la capacità di alzare muri: ma esattamente l’opposto. Saper affrontare gli eventi.
Chi sono le persone resilienti?

IL DISTURBO DA EIACULAZIONE TARDIVA

 
Ebbene sì, esiste anche il disturbo da eiaculazione ritardata. Lasciamo da parte le battute, l'ignoranza sulla questione e l'incredulità e avventuriamoci in questo disturbo decisamente sconosciuto.
Questo disturbo è stato inserito nel DSM 5 e consiste nel marcato ritardo o nell'impossibilità di eiaculare in vagina. Questo evento si deve verificare in quasi tutte le occasioni di attività sessuale con un partner e senza che il soggetto lo desideri. Bisogna essere in questi ambiti molto attenti alla diagnosi differenziale rispetto ad altra condizione medica (neuropatie periferiche, patologie della prostata, ecc.) o a disturbo simile, ma indotto da sostanze. Inoltre, la difficoltà deve causare distress nella persona.
 

ORTORESSIA: UN NUOVO DISTURBO ALIMENTARE?

Esistono poche informazioni in merito all'ortoressia nervosa in quanto questa nuova definizione non è universalmente accettata e i criteri diagnostici non sono ancora stati validati.
Steven Bratman definì questo concetto per la prima volta nel 1997. 
 
Questo disturbo non è presente nel DSM IV e nell'ICD-10, mentre lo ritroviamo nel DSM V dove viene inserito insieme all'anoressia sotto la categoria "disturbi evitanti e restrittivi dell'alimentazione".
 
Che cos'è e come si manifesta?
 

I TORMENTONI ESTIVI: LE NEUROSCIENZE CI SPIEGANO COME LE CANZONI SI POSSONO “INCOLLARE” NEL NOSTRO CERVELLO

A tutti è capitato di avere in testa un motivetto, la strofa di una canzone, a volte solo un pezzo di una melodia, che continua a suonare e suonare e suonare senza sosta, senza riuscire a scacciarla.

Chi di noi non ha sentito mai parlare dei tormentoni estivi: di quelle canzoni che vengono editate per il periodo estivo e che sicuramente ci tormenteranno il cervello. Il problema è che una volta entrate nella memoria si creano una serie di processi.
 
 
 

LE NUOVE FRONTIERE DELLA RIABILITAZIONE PER L’AFASIA POST-ICTUS (2° parte) La TMS

Il principio fisico su cui poggia la TMS è la Legge di Faraday, la legge dell'induzione elettromagnetica. Delle diverse tipologie di TMS, quella a impulso ripetuto (rTMS) è oggi la più diffusa, e può essere applicata in “conventional” o in “patterned” (5). La prima consiste in una stimolazione ripetuta a intervalli regolari (“treni” di stimolazione) con una frequenza che va da 1 a 20 o più Hz , applicata nello stesso punto dello scalpo. Nella tipologia “patterned” la stimolazione è invece intervallata da brevi pause.

LEGGI TUTTO

NUOVE FRONTIERE DELLA RIABILITAZIONE PER L’AFASIA POST-ICTUS (1° parte)

LE NUOVE FRONTIERE DELLA RIABILITAZIONE PER L’AFASIA POST-ICTUS (1° parte)

Cos’è l’afasia? Chiunque abbia conosciuto o sostenuto persone con disturbi afasici sa bene di cosa stiamo parlando.
Il sito dell’A.IT.A. (Associazione Italiana Afasici) ne dà una descrizione semplice ma efficace: “Gli afasici soffrono di disturbi del linguaggio causati da lesioni cerebrali (trombosi, emorragie, traumi cranici, tumori, encefaliti).

Queste lesioni non alterano la loro intelligenza, o la loro capacità di provare sentimenti come chiunque altro. Esse impediscono però di utilizzare normalmente il linguaggio nelle attività comunicative di tutti i giorni.

LEGGI TUTTO