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Qui di seguito trovate gli articoli che i nostri soci hanno pubblicato su diverse testate. Buona lettura.

(RI)CONOSCI LA RABBIA?

Ognuno di noi, in base alle proprie esperienze, vive e sperimenta ogni giorno una gamma consistente di emozioni e sensazioni; qualche volta non prestiamo loro attenzione, altre volte ne veniamo travolti positivamente, in altri casi percepiamo sensazioni meno piacevoli. Nelle nostre relazioni personali e lavorative, spesso, un sentimento che emerge in modo per noi soggettivamente fastidioso è la rabbia. La rabbia, o collera, viene comunemente considerata un sentimento negativo, una sensazione disturbante, un effetto collaterale sgradevole ma, di fatto, si annovera tra le nostre emozioni primarie, cioè quelle emozioni che provano tutti gli esseri umani fin dalla nascita.

La rabbia prende forma attraverso moltissime sensazioni corporee facilmente riconoscibili (calore, contrazione muscolare, irrigidimento, ecc…) e a seconda dell’intensità con la quale la manifestiamo possiamo ricorrere a sfumature comportamentali differenti che vanno dal fastidio e distacco, alla collera e furia.

Riconoscere quando ci si sente arrabbiati, però, non è affatto semplice, sebbene si tratti di un’emozione comune. La rabbia, infatti, cresce in modo rapido ed intenso e non sempre diventa possibile esprimerla “in modo razionale”: spesso la esprimiamo attraverso reazioni violente ed esplosive con significative conseguenze per noi e per gli altri.

Tutti ci arrabbiamo, e in questo non c’è di per sé nulla di male. Quello che è davvero importante, e su cui merita soffermarsi, è come agiamo quando lo siamo. Arrabbiarsi ci dovrebbe aiutare a canalizzare l’energia per riuscire a farci rispettare, per essere più assertivi, per non subire passivamente dei torti immotivati, tuttavia, quando la rabbia conduce all’aggressività ci si incanala verso un percorso non propositivo, che può scivolare nella violenza e in conflitti difficili da gestire, comportando talvolta sensi di colpa per le nostre azioni più impulsive.

Gli atti violenti sono la dimostrazione di come una persona possa non essere in grado di controllare ed elaborare le proprie emozioni e di esprimerle in modo costruttivo.

Tuttavia ci sono persone che trattengono la collera e sebbene si tratti di un’aggressività meno esplicita e quindi passiva, risulta essere ugualmente corrosiva. Un atteggiamento rimuginatorio, tipico di questa modalità, comporta ugualmente conseguenze negative, quali sensazioni di irritabilità, ansia, tristezza, impotenza e frustrazione.

Non esprimere apertamente la propria rabbia, magari per il timore di esporsi alle critiche altrui, o semplicemente come tentativo di negazione del conflitto e/o disagio può comportare, a lungo andare, manifestazioni psicosomatiche di vario genere. Ne consegue, quindi, l’importanza di elaborare e canalizzare tutte le emozioni che siamo soggetti a provare, anche quelle che nello scenario comune vengono connotate negativamente.

Nelle situazioni conflittuali capita spesso che entrambe le parti pensino di avere un punto di vista ragionevole da difendere e sostenere e che vivano come un attacco personale, o una profonda ingiustizia/sopruso, il permettere all’altro di prevaricarlo. Proprio per queste ragioni personali, che nascono da sensazioni di fastidio viscerale, capita sovente che anche conflitti inerenti tematiche superficiali diventino delle vere e proprie guerre di principio, anche senza accorgercene, innescando una rapida escalation di emozioni, parole e comportamenti distruttivi. Ognuno di noi ha una soglia oltre la quale non si sente più in grado di gestire i propri comportamenti e quando la raggiungiamo ci lasciamo andare a reazioni incontrollate, supportate, più o meno consapevolmente, da una sorta di pensiero sottostante di “legittima difesa” che ci autorizza ad agire con parole o gesti aggressivi: “… è troppo … questa volta ha davvero esagerato … c’è un limite a tutto … è chiaramente una provocazione..”.

Questo ci porta a perdere il controllo: accade quando non siamo stati in grado di percepire precedentemente i segnali che il nostro corpo e la nostra mente ci stavano inviando, ignorando la nostra soglia di percezione e impedendoci così di poter canalizzare, dopo averle riconosciute, quelle sensazioni ed emozioni sgradevoli. Noi non siamo, però, destinati a vivere in balia delle nostre emozioni e sensazioni, possiamo imparare a riconoscerle, a gestirle, a canalizzarle in modo propositivo e a convogliarle in comportamenti maggiormente costruttivi.

Qualche volta tendiamo a giustificare o spiegare la nostra aggressività, o quella mostrata dalle persone a cui vogliamo bene, cercando di attribuirla a qualcosa che sta al di “fuori di sé”, tentando di minimizzare la gravità di una momentanea perdita di controllo, come un qualcosa che sta al di fuori della nostra volontà e delle nostre intenzioni, cercando così di deresponsabilizzare l’aggressività dimostrata.

Se ci osservassimo dall’esterno spesso potremmo riconoscere nei nostri atteggiamenti e comportamenti dei chiari segnali dell’attivazione di questa emozione: il nostro viso cambia espressione, iniziamo ad alzare il tono e il volume della voce, la nostra muscolatura inizia a irrigidirsi creando involontarie contrazioni, spesso visibili attraverso la chiusura dei pugni o il serrare i denti, il nostro battito cardiaco accelera e le nostre parole diventano pungenti, veloci e talvolta volgari, possiamo anche arrivare a compiere gesti piuttosto forti come minacciare o rompere oggetti, fino per alcune persone all’aggredire fisicamente qualcuno. Per cercare di imparare a controllare queste ed altre emozioni e reazioni abbiamo bisogno di iniziar innanzitutto a diventare consapevoli di ciò che proviamo e sentiamo.

Non prestare sufficiente attenzione a come ci sentiamo ci impedisce, infatti, di riconoscere cosa ci sta accadendo e di non controllare le nostre parole e i nostri comportamenti: l’automatismo, così, può diventare un boomerang che ci si ritorce contro. Diventare consapevoli significa diventare presenti a se stessi: per superare stati d’animo spiacevoli ed evitare inutili conflitti dobbiamo abituarci a coltivare consapevolezza delle nostre sensazioni, sentimenti, pensieri, azioni e parole.

Non è impossibile imparare a farlo!

Il workshop che proponiamo vuole darvi la possibilità di guardare con occhi diversi la propria rabbia: non più come un’emozione negativa da reprimere, non più una manifestazione distruttiva e violenta, ma bensì un’importante espressione della propria affermazione verso gli altri, un’emozione costruttiva ed una strategia comunicativa per esprimere, efficacemente, le proprie esigenze.

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